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Mercato Forex - Cambio Euro Dollaro e Fondamentali. Nel Mercato forex i cambi hanno sempre rispecchiato i fondamentali dati macro delle varie economie nazionali. Da quando è stato introdotto l’euro nel 1999, i tre maggiori ribassi hanno sempre riflettuto gli sviluppi dei fondamentali della zona euro e degli Usa. Un ulteriore scenario al ribasso dell'euro verso quota $1.30 prima e $1.27 entro agosto è tuttora valido ed accettabile sulla base dell'andamento dei dati economici. Serve solo un po di tempo al mercato forex.
I rendimenti dei titoli di Stato greci hanno toccato il record dell’ 8.29%, ovvero il 5.21% in più rispetto ai loro omologhi tedeschi, mentre lo spread sui rendimenti tra i titoli portoghesi a scadenza decennale e il Bund corrispettivo ha toccato l’ 1.74%, rompendo al rialzo i massimi di Febbraio. Meno di due settimane dall’aiuto alla Grecia concordato tra l’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale, la moneta unica è scesa di 3 centesimi a $1.3360 dai livelli massimi registrati immediatamente dopo la notizia dell’accordo. Lo scenario di quota $1.30 rimane molto realista e a seguire quello di $1.27 entro il terzo trimestre. L’operatività che va per la maggiore sul mercato è proprio quella di vendere sui rimbalzi (di qui il fatto che i livelli massimi spuntati il 12-13 Aprile rappresentassero unicamente un’eccezione al’interno del canale ribassista che si protrae da quattro mesi tanto che sono bastati cinque giorni a risolvere la “questione rialzista”). Nonostante la Francia abbia confermato il proprio contributo di EUR 6.3 mld come parte del pacchetto di aiuti alla Grecia, i mercati continuano a focalizzarsi sulle possibilità dello Stato ellenico di mantenere effettivamente i propri impegni finanziari oltre quelli in scadenza a Maggio. Le dichiarazioni del Governo tedesco in merito all’opportunità di attendere quali politiche di austerity la Grecia potrà ancora implementare prima di proseguire le discussioni sul pacchetto di aiuti difficilmente potranno contribuire al ritorno della fiducia sui mercati poichè I trader sull’eurodollaro sono ancora impegnati a testare i minimi di Marzo 2009 (quando i fondamentali della moneta unica erano comunque migliori di quelli attuali). Ritorno ai fondamentali: Dando uno sguardo al grafico mensile dell’Eurodollaro a partire dal 1999 (data di introduzione dell’euro), le tre maggiori correzioni ribassiste si sono sempre verificate riflettendo le dinamiche di sviluppo dei fondamentali dell’Eurozona e degli Stati Uniti: - Il calo del 31% registrato tra il 1999 e il 2002 si può imputare ad una quotazione per eccesso della moneta unica, così come ad una contrarietà alla Germania e alla zona euro che si andava protraendo dal 1997-98, e da ultimo alla crisi asiatica unita agli elevati tassi di interessi praticati dalla Banca Centrale Europea. Nello stesso periodo, il dollaro americano beneficiava di una crescita robusta e di flussi di cassa record destinati agli investimenti nei titoli tecnologici di Wall Street. - Il calo del 14% dell’euro nel 2005 è invece dovuto, in parte, all’incertezza della sostenibilità dell’Unione Europea (a seguito della bocciatura dell’integrazione da parte dell’elettorato francese e olandese) ma soprattutto alle misure di politica restrittiva messe in atto dalla Fed dal 2004 al 2006, seguite poi dalla Banca Centrale Europea (che iniziò ad alzare i tassi solo a Dicembre 2005), e dall’Homeland Investment Act, he incoraggiò le multinazionali a stelle e strisce a rimpatriare i capitali beneficiando di aliquote fiscali contenute. Tra il 2008-09, il ribasso della moneta unica può invece essere attribuito al crollo della propensione al rischio e delle materie prime a favore del dollaro americano. L’attuale discesa dell’euro riflette maggiori similitudini con il sell-off occorso nel 1999-2000 in quanto più imperniato sui fondamentali dell’Eurozona, che su quelli nordamericani o globali (come avvenne sia nel 2005 che nel 2008). Per la prima volta infatti la moneta unica affronta seri dubbi circa un possibile default di un suo membro e relativamente al quadro regolatorio sui “salvataggi”. La necessità di politiche più restrittive in Paesi come Grecia, Portogallo e Spagna potrebbe infatti non essere controbilanciata dall’aumento della domanda in Francia e Germania, come avvenne nel periodo tra il 1999 e il 2000. Ciascuno di questi fattori inerisce la zona euro. Tralasciando i possibili scenari negativi che potrebbero scaturire dal mercato delle materie prime, la moneta unica soffre di un calo strutturale e tecnico che potrebbe portarla a $1.27 già questa estate qualora quota $1.3120 venisse testata prima della fine di Giugno. Ashraf Laidi - Chief Market Strategist CMC Markets |