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L’euro/usd ha rotto gli argini (Natalino Bittanti). Chi lo dice che siamo in direzione di 1.5140? Questa è la prima domanda che ci poniamo (che io stesso mi pongo) all’inizio di questo commento settimanale. E’ solo sviluppando una serie di considerazioni che poi ognuno può crearsi le basi per farsi un’idea personale. E’ stata una settimana molto interessante, anche se i movimenti verificatisi sul mercato dei cambi sono stati tutto sommati equilibrati, senza strappi e senza stravolgimenti; stravolgimenti che parevano sul punto di esplodere alla rottura di 1.46 per il cambio euro/usd e alla rottura di 91 per il cambio usd/yen. Ma i mercati valutari sono ormai molto maturi e i traders di ampio livello hanno iniziato, passato il Labour Day (Usa), lunedì 7 settembre, ad ingaggiare una delle più aspre battaglie.
L’arco di tempo è quello che va da metà settembre ai primi di dicembre del 2009. Si potrebbe anche aggiungere che è stata la settimana in cui alcuni cambi si sono avvicinati a punti psicologicamente significativi. Vediamoli: (a) euro/usd, alla rottura di 1.4450, abbiamo assaggiato 1.46, ma molta cautela si è incuneata tra i dealers, quasi a far pensare che il successivo passaggio da 1.4630 (1.4640) a 1.5130 (1.5140) non sia così del tutto scontato; (b) usd/yen: siamo vicini alla rottura di quota 90; (c) usd/chf: siamo prossimi alla rottura di 1; (d) usd/rand siamo vicini alla conferma della rottura di quota 7.50; (e) oro: quota 1.000, consolidato il superamento. Dal weekly report della scorsa settimana, nel paragrafo su Ben Bernanke e la sua riconferma, scrivemmo: “Ha inondato di liquidità i mercati: ora sarà capace di agire con la stessa sagacia, bravura ed efficacia nella fase prossimo-futura della exit-strategy ? Solo al termine di questa fase, potremo dare il voto a Ben. Potrebbe anche darsi che maestro nell’inondare le praterie sterminate degli Stati Uniti, con dollari fatti cadere dall’alto di un elicottero, non sia altrettanto bravo nel risucchiare le medesime banconote. Qui sarà il punto chiave. Tutti noi ci auguriamo che Ben non passi alla storia come l’uomo co-responsabile di un’inflazione al 24% e di un euro/usdche passa da 1.40 a 3.30 per poi ridiscendere a 1.65.” In un intervento di Alan Greenspan, tenuto lunedì 7 settembre, il grande vecchio ha affermato che teme il verificarsi di una inflazione ‘double digit’, senza entrare in dettagli ulteriori: se nella fascia 10%-15% o nella fascia 20%-25% come da noi ipotizzato. La rottura di 1.45 apre la strada verso il il record storico di sempre: 1.6040. Quasi quasi scommetto che tra qualche giorno il grande Maestro ipotizzerà uno scivolone del biglietto verde sino a superare il record precedente. Meravigliosa forza della rete, dove Roubini e Fugnoli gareggiano sullo stesso piano, alla pari. Mercato dei cambi La scorsa settimana scrivemmo: sono esattamente cinquanta giorni (pari a 8 chiusure settimanali) che il rapporto di cambio euro/usd chiude tra un minimo di 1.4100 e un massimo di 1.4325. Ripeto, si tratta di chiusure settimanali che contengono l’oscillazione massima nell’ 1,50%, con un cambio medio a 1.42125, in presenza di tassi ufficiali stabili.
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